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sabato 20 gennaio 2018

Manhattan, la dichiarazione d'amore di Woody Allen

Risultati immagini per manhattan film
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La prima volta che vidi questo film avevo forse quindici anni e potei ridere solo per le battute sull'acqua marrone che usciva dal rubinetto della nuova casa di Isaac, il problematico protagonista. In realtà, dentro di me già avevo percepito delle affinità con alcuni elementi essenziali nella concezione di questa magnifica pellicola.
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Prima di tutto, le memorabili melodie di George Gershwin in una superba orchestrazione favoleggiante, ammiccano alla vita sentimentale del protagonista come muse romantiche.
Il bianco e nero aggiunge magia alla magia e le complicazioni sentimentali di Isaac diventano quelle di tutti, cioè di chiunque abbia vissuto e sia stato sconfitto o esaltato dalle sue passioni. I cerebralismi di Isaac nel tentativo di dare una spiegazione a qualsiasi cosa cedono comunque il passo alla sua istintività: ed eccolo litigare con l'amico del cuore per la stessa ragazza per poi tornare a quella di prima, anche se niente potrà più essere com'era. Non c'è argomento di fronte alla forza dell'amore, e tutti nel film obbedisocono solo a questa regola, in barba all'elevata intellettualità mostrata, ricercata e mai eccessiva, perché era proprio questa l'intenzione.
Ovviamente Isaac è ebreo, e fa tutto che nasconderlo anzi sottolinendo la sua superiorità sui cattolici, paragonati ai piccioni nella loro fedeltà.
Questo è l'atto d'amore per Manhattan di Woody Allen, una dichiarazione incondizionata di un'intensità  che qualsiasi persona vorrebbe sentirsi fare, è in realtà l'amore che tutti vorremmo dare e sentire al tempo stesso.

venerdì 20 novembre 2015

George Gershwin, se essere un genio non basta



Gershwin
by G. Vinay
My rating: 5 of 5 stars


Quando, più o meno a sedici anni, fui fulminato dall'"Americano a Parigi", nella mia insolente presunzione giovanile, credevo che George Gershwin
fosse solo un inspiegabile e anacronistico gusto musicale per il quale non trovavo condivisione.
Ovvio che non era così, e crescendo mi sono reso conto sempre più conto della straordinaria bravura di questo autore e non tanto per quanto spiegato dagli autorevolissimi autori di questo saggio: lo stupefacente era il riscontrare nelle critiche e nelle analisi quello che istintivamente percepivo da fruitore comune, ancorché appassionato, della sua musica.
È proprio questa la sua straordinarietà: il saper comunicare a tutti immediatamente il sentimento con cui vergava i pentagrammi.



Facile comprendere quel disagio del quale si sente parlare quando si va appena ad approfondire la sua biografia: il disagio di chi soffriva il complesso di inferiorità della cosiddetta musica colta, impegnata, cioè la musica classica più tradizionale. Questo aspetto è affrontato senza ombre nel primo capitolo del libro, e più volte richiamato nei successivi, con la citazione di gustosi aneddoti.
Quel complesso è il complesso di chiunque nella vita aspiri a esprimersi e debba farlo per forza confrontandosi con l'opinione comune corrente, figuriamoci se non sia quello anche del genio innovatore.
Nella seconda parte del volume, gli aspetti musicali più tecnici vengono affrontati e spiegati, a sufficienza per comprendere che il talento, e la straordinarietà di cui ho accennato, trovano la sua giustificazione e lasciano traccia di sé in molti modi.



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