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sabato 5 gennaio 2013

Dalla Sardegna a Marte, passando per Guerre Stellari: è Rita Carla Francesca Monticelli, scrittrice, traduttrice, imprenditrice...


Oggi nel mio blog ospito una scrittrice indipendente, Rita Carla Francesca Monticelli, autrice poliedrica che ho avuto il piacere di conoscere nella mia recente attività di scrittore auto-pubblicato. Ci chiamiamo entrambi Francesco/a, e i suoi doppi nome e cognome riflettono la sua produttività. Noi la chiameremo semplicemente Carla, per facilità e non per celarne l’identità come nei tagli di cronaca. Con un passato di ricercatrice ed esperienze nel campo nella musica, oggi Carla è scrittrice, traduttrice e web-designer. Ha una pagina personale FB molto frequentata e un godibilissimo booktrailer su Youtube.

Ciao Carla, benvenuta nel mio blog e grazie di aver accettato il mio invito. Abbiamo visto cosa sai fare ma, prima di tutto, chi è Carla?
Ciao Francesco, grazie mille per aver ospitato questa tappa del mio blog tour!

Chi sono io? Bella domanda. Di certo sono una sognatrice, una persona che crede fermamente nel dovere di ognuno di noi di perseguire i propri sogni e che è convinta che gli unici veri limiti sono quelli che ci auto-imponiano. Tendo ad avere una visione ottimista della vita o almeno ci provo il più possibile. Sono una persona estremamente curiosa e desiderosa di conoscenza. Quando andavo a scuola ero un po’ secchiona, ma più per senso di responsabilità che per amore per lo studio (esiste davvero?). Dall’università in poi ho iniziato ad apprezzare il piacere di incrementare il mio sapere solo nei campi che mi interessano. E, anche nella lettura, ti confesso che prediligo quei romanzi alla fine dei quali sai qualcosa di più di quando hai iniziato a leggerli.
Anche se adoro la lettura, il mio primo grande amore resta il cinema. Niente riesce a estraniarmi dalla realtà come un bel film visto sul grande schermo. Anche nello scrivere cerco quella stessa estraniazione, cioè la possibilità di essere persone diverse e vivere situazioni straordinarie, ma con la tranquillità di controllarle, provare quelle emozioni con la certezza che nella realtà non mi capiterà mai di sperimentarle (per fortuna!).


Come riesci a conciliare tutte le attività che ti coinvolgono anche se, immagino, tu le segua tutte con grande passione?
Per necessità ho sviluppato una certa capacità organizzativa. Ci sono stati anni in cui davvero non combinavo un granché e mi lamentavo di non aver abbastanza tempo da dedicare alla scrittura. Ovviamente il problema era tutto dentro di me. Ho notato che più cose ho da fare, più riesco a farne. È una cosa che capita un po’ a tutti, se costretti. Io però ho deciso di autocostringermi, forse la differenza sta proprio qui. E una volta che prendo un impegno con me stessa diventa legge, perché più di ogni cosa odio deludere me stessa.
A facilitare le cose (in teoria) c’è il fatto che sono una lavoratrice autonoma, lavoro a casa mia e sto da sola per diversi giorni della settimana. Ciò mi permette di vivere con orari tutti miei (qualcuno dice che ho un fuso orario personalizzato) e gestire al meglio il mio tempo. In realtà, però, la mancanza di un controllo esterno fa sì che il caos sia sempre in agguato. Ho imparato ad aggiungere a questo una certa disciplina, ma ti assicuro di essere ben lontana dal sentirmi soddisfatta della mia produttività. Diciamo che faccio del mio meglio.
Alla base di tutto c’è comunque la passione che metto nel fare le cose. Mi dedico a qualcosa solo se davvero mi interessa al 100% e in tal caso mi pare naturale che faccia di tutto per dedicarmici al meglio. Non conosco nessun altro modo per farlo.



Ho letto la prima parte della saga “Deserto Rosso” e ho apprezzato sia la location che la trama che stai tessendo. Non ho conosciuto molte ragazze appassionate di fantascienza, tantomeno di Star Wars: hai iniziato da lì o è stata una tappa nella tua esperienza?
Ero una bambina quando ho iniziato ad amare la fantascienza. Tutto è nato ovviamente dal cinema. Credo che il primo film che abbia visto di questo genere sia stato “E.T.”.
“Star Wars”, anzi “Guerre Stellari” (!), è arrivato per me poco dopo (conta che sono nata nel 1974, quindi ho avuto modo di vederlo le prime volte in TV) e ne sono rimasta fulminata. Nel 1997 poi ho avuto l’opportunità di rivedere la trilogia al cinema ed è stata un’esperienza quasi mistica. Da lì ho capito di essere una fan, poi nel 1998 sono approdata su internet e il resto è storia.
Di certo ho avuto nel frattempo l’opportunità di conoscere altra fantascienza. Ci sono tantissimi film e telefilm tra gli anni ’80 e ’90 che ho adorato, a partire dalla trilogia di “Ritorno al Futuro”, la serie TV dei “Visitors”, per non parlare poi di “Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo” o addirittura “Corto Circuito” (te lo ricordi Numero 5?). Potrei farti un elenco lunghissimo. Si parla comunque sempre di piccolo o grande schermo.
Da “Guerre Stellari” è nato però il mio primo approccio alla narrativa. In precedenza avevo scritto sceneggiature (sempre per via dell’amore per il cinema), nel 1998 sono passata alla fan-fiction, da questa, poi, a scrivere storie originali.
Più recentemente ho adorato la saga di “Battlestar Galactica”, che mi ha affascinato per via della presenza di un tema che mi è molto caro, quello del doppio (in questo caso direi multiplo), che era già presente in alcune sceneggiature e che riappare nel mio primo romanzo (scritto tra il 2009 e il 2011), “L’isola di Gaia”, che verrà pubblicato, se tutto va bene, fra un anno.
Dalla saga di “Guerre Stellari”, invece, ha origine un altro tema che mi stuzzica parecchio: quello dei personaggi che si trovano a metà strada tra il bene e il male. Sebbene poi “Guerre Stellari” veda il trionfo del bene, ciò che mi affascina di più è il conflitto interiore del personaggio di Vader (Fener?). Il momento più bello (oltre al celeberrimo “Io sono tuo padre!”/ “Noooo!” e io, scivolata sul pavimento, che urlo: “Lo sapevo!”) a mio parere è quell’attimo di indecisione in cui lui non sa scegliere fra obbedire all’imperatore o salvare il figlio. Non la scelta in sé, ma proprio l’attimo prima che la compia.
Come pure mi fa impazzire quando propone a Luke di unirsi a lui per governare la galassia e implicitamente liberarsi anche dell’imperatore (che invece è proprio un personaggio che non reggo, perché troppo cattivo).
Ammetto che, al posto di Luke, io avrei accettato! :D


Anna, la protagonista di questo romanzo, viene ritratta come una persona sensibile e determinata ma con un accenno noir o, per meglio dire, conoscendo le tue preferenze, con un “lato oscuro”: è sbagliato dire che è questo il tratto principale del personaggio?
Anna è un personaggio imperfetto. Sensibile, indecisa, egoista, insomma molto umana. È un’antieroina che mette prima di tutto il suo benessere, e solo dopo quello delle persone alle quali tiene (poiché determinano il suo benessere), al di sopra di tutto il resto. E in ultima analisi agisce sempre in base a questo principio. È politicamente scorretta, vagamente (?) razzista, anche un po’ antipatica, a dirla tutta. Una così o la odi o la ami, o magari le due cose insieme. In ogni caso difficilmente ne resti indifferente.
Quindi non è corretto dire che il suo lato oscuro ne sia il tratto principale, bensì lo è il suo trovarsi in una zona grigia, molto di comodo, il suo considerare bene ciò che è bene per lei. Questo ultimo aspetto sta alla base di tutta la storia: la soggettività del concetto di bene e male. Non ci sono veri cattivi e non ci sono veri buoni, il lettore sceglie da che parte stare.
Alcuni lettori sono inorriditi di fronte a una certa azione oggettivamente molto sbagliata di Anna (tu sai di cosa parlo), mentre altri (la maggior parte e tutte persone, almeno all’apparenza, onestissime) hanno affermato che ha fatto benissimo. Ecco un esempio di come il concetto di bene e male diventa soggettivo. Non so te, ma io vado pazza per queste cose. Non a caso il mio autore preferito è Thomas Harris e il suo Lecter è il mio personaggio letterario preferito.


Perché hai scelto di realizzarlo a puntate?
Avevo passato i precedenti tre anni a scrivere “L’isola di Gaia”, che era ben lontano (e lo è ancora) dall’essere pubblicabile. Avevo voglia di scrivere qualcosa di più corto e così ho iniziato un racconto, che poi è diventato una novella (“Punto di non ritorno”). Ma poi mi sono resa conto che la storia aveva bisogno di più spazio. A quel punto mi sono arresa all’evidenza che non sono capace di concepire storie brevi e neanche voglio, tutto sommato. Così ho deciso di scriverne una a puntate.
In questo modo mi sono imposta un ritmo, delle scadenza e, iniziando dalla pubblicazione della prima puntata, ho preso un impegno con i lettori, che mi ha motivato ad andare avanti.

George Lucas ha immaginato un universo e un’era intera per la sua saga. Tu perché hai scelto proprio Marte?
Perché poco prima avevo letto il romanzo “First Landing” di Robert Zubrin, il fondatore della Mars Society, che parla proprio della prima missione con equipaggio su Marte, che poi si trasforma in una colonizzazione. Inoltre ho letto il suo saggio “The Case For Mars” sullo stesso argomento. In quel periodo, poi, Curiosity partiva alla volta di Marte. Così mi è venuta in mente questa donna che decide di suicidarsi, anche se non del tutto consciamente, scappando con un rover nel deserto marziano. E mi sono chiesta: perché mai l’avrà fatto? Ma davvero è così disperata da dover morire? E se ci fosse dell’altro? E se trovasse qualcosa?
Allora sono letteralmente salita su quel rover con lei e ho deciso di scoprirlo.
Il primo episodio è nato così, senza nessuna progettazione. I flashback mi sono venuti in mente per pura associazione. Le tre settimane dedicate alla prima stesura della novella sono state molto intense. Poi sono arrivata alla fine della puntata. Da lì ho iniziato a progettare (questa volta sì) tutto il resto.


A questa domanda puoi non rispondere: secondo me, tra Anna e Hassan c’è già qualcosa.
Temo che dovrai leggere il secondo episodio, “Abitanti di Marte”, per avere una risposta. ;)


Non solo Marte, ma la vecchia Europa centrale, i nomi di variegata provenienza e le circostanze delineano molto bene un ambiente di ricerca scientifica come ce lo immaginiamo dalle cronache e dai servizi televisivi: per te è già esperienza o ancora un’aspirazione?
È pura fantasia. Ho lavorato come ricercatrice qui a Cagliari e ho fatto un breve esperienza ad Ancona. Amavo il mio lavoro qui all’università e non aspiravo affatto a lavorare in qualche altre parte del mondo con colleghi di mille nazionalità diverse. Anche se a dire la verità quest’ultimo aspetto lo sto vivendo ormai da diversi anni come traduttrice, anche se solo a livello virtuale o al massimo telefonico (ho clienti in tutte le parti del mondo, ma soprattutto in Cina). Preferivo e preferisco visitare il mondo viaggiando, ma sono felice di tornare poi nella mia terra, la Sardegna, e soprattutto nella mia bella città. Okay, adesso metto da parte la sviolinata di elogio alla sardità e continuo a rispondere alla tua domanda. :)
Ho scelto l’Europa, come ambientazione di partenza della storia, perché sono europea e mi è parso normale che la protagonista del romanzo venisse dal mio stesso continente, sebbene da un Paese, la Svezia, che conosco appena (sono stata a Stoccolma per un giorno nel 2011). La scelta della nazionalità di Anna è stata del tutto casuale, non ricordo neppure come mi sia venuta in mente.
La scena ambientata a Bruxelles invece nasce dall’esperienza personale. Sono stata in quella città due volte, l’ultima circa tre anni fa, quindi ne avevo un ricordo molto nitido. Inoltre mi piaceva l’idea di inserire un personaggio belga nella storia, Jan. Non chiedermi perché, forse perché non conosco nessun belga e ne volevo conoscere uno! A dirla tutta l’ho immaginato come un noto attore americano, che non c’entra nulla col Belgio, cioè Eric Stoltz. Il motivo? In quel periodo stavo guardando “Caprica”, la serie prequel di “Battlestar Galactica”.
Per quanto riguarda tutta la parte relativa all’ESA, be’ è molto accennata perché ne so davvero poco. Sono di certo più esperta sulla NASA, ma solo perché ho visto molti film.
L’esobiologia è una disciplina speculativa, anche perché finora non è stata scoperta nessuna vita al di fuori della Terra, né era ancora accaduto quando Anna lavorava all’ESA. Non ho idea di come si arrivi a studiare questa materia al giorno d’oggi, ma ho deciso di immaginare che fosse molto in voga fra una cinquantina di anni o più, nel futuro in cui “Deserto rosso” è ambientato.


 "Alien", "Blade Runner", "L'invasione degli ultracorpi", "La Cosa", "Il giorno dei Trifidi", per citarne alcuni, propongono una fantascienza diversa, cupa, rispetto alla saga familiare di Anakin, che è un'epopea spettacolare ma in fondo classica. Ti senti comunque influenzata da questi fanta-thriller, o fanta-horror, o comunque hai scelto un tuo genere real-scientifico sullo stile del "Teorema" di Clarke?
Non vorrei deluderti, ma non ho mai letto nulla di Clarke. Lo so, è una specie di sacrilegio, ma devi sapere che io leggo romanzi di fantascienza da appena tre anni. Prima o poi magari ci arrivo.
Se devo dire cosa ha influenzato il mio genere real-scientifico, oltre al già citato Zubrin, devo per forza parlare di Michael Crichton. Lui era un vero maestro nel raccontare delle storie al centro delle quali c’era proprio la scienza. Mi ispiro molto a lui (molto indegnamente, ne sono consapevole) per questo aspetto di “Deserto rosso”. Anche la stessa idea di mettere una bibliografia a fine libro l’ho copiata da lui. Amo i suoi libri perché hanno la capacità di catturare la mia immaginazione e allo stesso tempo insegnarmi delle cose.
Si tratta più o meno del mio intento anche con “Deserto rosso”, con l’aggiunta, però, di un elemento umano un po’ più marcato.
Parlando dell’aspetto cupo delle mie storie, voglio chiarire una cosa. Io ho una visione estremamente ottimistica del futuro e quindi della fantascienza, quindi mi distacco un po’ in questo senso dalle tematiche dei titoli che hai citato all’inizio della domanda. Ciò che è cupo delle mie storie è fortemente legato all’elemento umano, a come l’essere umano interpreti i fatti fantascientifici e agli stessi aspetti oscuri dell’animo umano. Tutto ciò si chiarirà nelle ultime due puntate, dove vedremo emergere il vero aspetto fantascientifico del romanzo e scopriremo che ciò che fa veramente paura alla fine dipende poi dall’Uomo.
Qualcosa già si vede in “Abitanti di Marte”, dove si contrappongono due realtà marziane, una caratterizzata da odio, conflitti fino ad arrivare alla morte, e un’altra in cui regna l’armonia.



Oltre tutto quello che sappiamo di te dai tuoi numerosi post, mi permetto di suggerire l’ennesima qualità: quella di editrice. Tu sei più di una scrittrice indipendente, e non lo dico per diminuire le tue ottime qualità narrative, ma per sottolineare questa dimostrata capacità di muoverti nel web e tra le tante questioni con capacità, appunto, imprenditoriale. Mai pensato di andare oltre questo che stai facendo allargando tu stessa questa nuova frontiera dell’editoria indipendente magari coniugandola con quella tradizionale in una nuova entità?
In realtà io, nel mio piccolo, sono il tipico esempio di come dovrebbe cercare di essere un autore indipendente, che è cioè editore di se stesso. Gli autori indipendenti devono capire che sono anche editori e devono imparare a comportarsi come tali. Ciò accade già ed è la norma nel mercato anglofono ed è a questo che anche gli autori indie italiani dovrebbero tendere, se la loro aspirazione è veramente essere indipendenti e non lo fanno solo per ripiego in attesa di qualcosa di meglio.
Noi indie di fatto siamo artigiani dell’editoria, questo non ci deve rendere meno professionali né essere una scusa. Gli artigiani seri sono dei professionisti. Io sono un’artigiana della traduzione. Non lo dico per dire. In Italia i traduttori freelance sono considerati legalmente degli artigiani. Da lì a diventare artigiana dell’editoria il passaggio è stato quasi facile.
Allo stesso modo, come non aspiro a trasformare la mia ditta individuale in una società, perché mi piace lavorare da sola e solo per me, così non mi interessa trasformare la mia editoria artigianale in quella tradizionale e dover utilizzare le mie forze per lavorare per gli altri a scapito dalla mia attività letteraria, che per me viene prima di tutto. Sono diventata editrice solo per pubblicare i miei scritti in maniera indipendente.
Questo non significa che non sia ben felice di condividere le mie competenze con altri (questo lo sai), ma non fino a prendere degli impegni onerosi o addirittura vincolanti.
Allo stesso modo non escludo collaborazioni future, senza che questo però aumenti le mie responsabilità, perché in tutta onestà non credo di farcela ad averne più di così, neppure in cambio di soldi. Preferisco qualcosa di piccolo e semplice, come quello che ho già, che riesco a gestire ancora abbastanza agevolmente.


Dei tuoi propositi hai già parlato nel blog, riassumendoli in qualcosa simile a uno scadenzario (è così che si portano a termine le maratone!), ma c’è qualcosa che non hai detto, che hai lasciato nel cassetto per iniziarlo più avanti?
Un milione di cose. Sul mio PC ho un file con una lista di progetti lunghissima e che tende pericolosamente ad allungarsi sempre di più.
Quello di cui ho parlato sul blog riguarda il 2013. Ho cercato di limitarmi a ciò che sono abbastanza certa, salvo imprevisti, di riuscire a portare a termine. Ma poi ho già diverse cose che bollono in pentola per il 2014 e oltre.
A parte la già citata pubblicazione de “L’isola di Gaia” (che però è nella stessa timeline di “Deserto rosso”, ma più avanti nel futuro) e quella de “Il mentore” (il thriller che ho scritto durante il NaNoWriMo), c’è il progetto per un romanzo di fantascienza tutto nuovo, intitolato “Sangue”, che parla di esseri umani un po’ particolari, anemici e allergici al sole (ti ricorda qualcosa?), ma privi di poteri paranormali (è fantascienza, non fantasy, diamine!). Poi c’è l’idea di un sequel de “La morte è soltanto il principio”, che però si stacchi del tutto da “La Mummia” e diventi quindi un romanzo originale, quindi si parla di fantasy egiziano, ma con risvolti umoristici, insomma un tema decisamente leggero.
Inoltre nella mia mente (malata?) si profila un continuo della saga di “Deserto rosso”, con un nuovo romanzo cronologicamente inserito dopo la serie e prima de “L’isola di Gaia” e con un altro romanzo, che faccia da sequel a entrambi. Ho già in mente un abbozzo di trama e persino i titoli, ma poi bisogna vedere se avrò voglia di cimentarmi in questi progetti.
C’è anche l’idea di scrivere in un prossimo futuro qualcosa di non-fiction, in particolare un libro dedicato al mestiere dell’autore indipendente. Prima, però, devo fare ancora un bel po’ di esperienza.
Che altro? Be’, mi piacerebbe continuare il filone nato con “Il mentore”, perché ci sono dei personaggi che meriterebbero altro spazio e, da come finisce il romanzo, ce ne sarebbero tutte le premesse.
Alla fine credo che durante quest’anno mi verranno tantissime altre idee (o almeno lo spero), quindi non so davvero in cosa mi cimenterò fra 12 mesi.
Come ama dire Jack in “Nemico invisibile”, che sto scrivendo proprio adesso: “Cerchiamo di fare un passo alla volta.”

Ti ringrazio ancora una volta per questo spazio e in bocca al lupo per tutti i tuoi progetti!


Parole e musica di Rita Carla Francesca Monticelli. Si può aggiungere altro?
Grazie a te, Carla, di aver accettato il mio invito, e grazie per la tua cortesia e la tua disponibilità. 
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Qui c'è una breve biografia di Carla (in continuo aggiornamento anche mentre scriviamo)

Nata a Carbonia nel 1974, Rita Carla Francesca Monticelli vive a Cagliari dal 1993, dove lavora come scrittrice, traduttrice scientifica e web copywriter freelance. Laureata in Scienze Biologiche nel 1998, ha ricoperto da allora il ruolo di ricercatrice, tutor e assistente di ecologia presso il Dipartimento di Biologia Animale ed Ecologia dell’Università degli Studi di Cagliari fino al 2004, anno in cui ha fondato la sua ditta Anakina Web. Nell’ambito di questa azienda gestisce le sue attuali attività di scrittura creativa e traduzione, oltre a occuparsi di tanto in tanto di web design e management musicale.

 Amante del cinema, ha mosso i primi passi nella scrittura cimentandosi nella realizzazione di soggetti cinematografici e sceneggiature originali, oltre che di fan-fiction.

 È autrice di poesie in inglese, pubblicate negli Stati Uniti in antologie e audiolibri, e ha scritto vari testi di canzoni.

 Dal 2009 si occupa di narrativa. Nel 2011 ha completato la scrittura del suo primo romanzo originale di fantascienza, attualmente in fase di editing, e nel marzo 2012 ha pubblicato “La morte è soltanto il principio”, romanzo fantasy di argomento egiziano, ispirato al film “La Mummia”.
 Attualmente sta scrivendo il romanzo a puntate “Deserto rosso”. Il primo episodio "Punto di non ritorno" è stato pubblicato il 7 giugno 2012. Il secondo "Abitanti di Marte" è uscito il 27 novembre 2012.

Dall'ottobre 2012 ha una sua rubrica su FantaScientificast.

 Appassionata di fantascienza e soprattutto dell’universo di Star Wars, è conosciuta nel web italiano con il suo nickname Anakina.

Ecco alcuni collegamenti dove potrete trovare altre notizie e curiosità sull'attività di Carla:

Il blog di Carla
La sua pagina Facebook
I suoi booktrailer su YouTube
Info su tutti i suoi libri pubblicati

2 commenti:

Francesco Zampa ha detto...

Non ho fatto una buona azione né una cortesia! Ho risposto con entusiasmo a un sincronico invito di una ragazza dalla quale ho già imparato molto, e moltissimo ne avrò ancora, spero! Una persona veramente speciale, lo si legge dall'intervista ma traspare in ogni sua parola e azione. Ne ho conosciute di persone così in questi ultimi tre mesi, in un mezzo, la rete, del quale istintivamente diffidavo. In bocca al lupo, Carla, e non dubito che avrai il meglio: io sono contento di averti incontrata e di fare qualcosa, nel mio piccolo, per te!

Rita Carla Francesca Monticelli ha detto...

Grazie Francesco, per avermi dato la possibilità di "invadere" un po' il tuo blog. È stato divertente rispondere alle tue domande. Spero che i tuoi lettori si divertano altrettanto a leggerle ;)