giovedì 17 gennaio 2013

Maggio e l'assassino della neve!

Alle 6:35 mi alzo. Quando esco per andare a prendere il treno delle 6:55 (in perenne ritardo) il letto è ancora caldo. Fino alle 17:00 è una corsa senza sosta, al ritorno il metano della Multipla fa i capricci. Ma non importa, avevo stabilito un allenamento alle 17:30, e così è. Inizia a nevicare mentre risalgo i duecento metri di dislivello verso il punto più alto di Todi. All'inizio è solo acquiccia, c'è un grado o due; la linea C mi ruggisce vicino e mi schizza: grazie tante. Proseguo per le mura, opto per la Rocca. In cima si rasenta lo zero e la neve si ferma. Non c'è nessuno, sento solo il mio affanno regolare e il rumore ritmico dei passi felpati. Le mie impronte segnano il viale alberato al centro, intonso come le pagine delle storie che verranno. Maggio le seguirebbe e troverebbe l'assassino. Intanto è lui a trovare me: un cagnolino mi abbaia rabbioso, non vedo la pozzanghera e la prendo in pieno. Poco male, dopo cinque minuti il calore del piede fa evaporare l'umidità. Il tempo dice 5 chilometri, riscendo e riprendo le mura esterne, sorpasso due auto in difficoltà e concludo la circonvallazione; l'ultima salita è battuta, è tempo di tornare. Arrivo soddisfatto, 1:05', 11 km e il ricordo rinnovato di Firenze 2010, 42 km a 2° tutti sotto la pioggia. Non sono neanche stanco, i dubbi e le incertezze spariti, pronto per ricominciare.

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