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martedì 1 aprile 2014

George Gershwin, un indie ante-litteram


Cosa significa "indie"? Indipendente, cioè libero da vincoli di qualsiasi tipo.
L'autore è indipendente quando obbedisce al suo talento e riesce a esprimere quello che ha dentro. Non c'è bisogno di essere politicamente corretti (o scorretti) per raggiungere questo risultato, le due cose non sono in contrasto tra di loro.
È vero, spesso pensare in proprio comporta andare contro corrente, nel qual caso bisogna essere pronti alla reazione con autocritica, ma con convinzione nei propri mezzi: se si è convinti di avere qualcosa da dire, chi può sostenere il contrario?


George Gershwin è vissuto un secolo fa, regalandoci pezzi memorabili, e se fosse qui oggi non potrei non pensare a lui come un vero indipendente.
Lui è stato in grado, come solo i geni riescono, a tradurre in musica amore, passione, i sentimenti di tutti insomma e lo ha fatto, in mia modesta opinione, più con le canzoni che con le opere cosiddette maggiori, pregevolissime, ma non sostenute dalla stessa naturale intensità emotiva.

Non un compositore ortodosso, ma neanche uno chansonnier, un autore di riviste sempre in bilico fra serious e popular: lui era George Gershwin, un ebreo di prima generazione cresciuto a Brooklyn, figlio di un rabbino russo sfuggito a eventi sanguinosi.

Lui suonava il pianoforte senza metodo ma componeva canzoni dall'età di quindici anni: gli avevano appena fatto vedere come si faceva, perché lo strumento arrivò a casa Gershwin per il fratello Ira. Il suo primo lavoro fu quello di suonare per dodici ore al giorno gli spartiti nei negozi di musica per i clienti che volevano ascoltare i brani più famosi. Vagli a dire che non era capace!


Lui sentiva la diffidenza che lo circondava nei salotti intellettuali, dove la sua musica era considerata di seconda serie rispetto a quella classica.
Costrinse se stesso a un viaggio in Europa alla ricerca di ispirazioni canoniche, andò a lezione dai più bravi maestri mentre in patria veniva acclamato a furor di popolo, icona  e sintesi non solo musicale ma del modo di essere americano: un Nuovo Mondo, una Nuova Musica nata dalle ceneri dei vecchi, dalla voglia di vivere e di cercare nuove vie. Sperimentare ed esplorare non hanno mai rappresentato nulla di rivoluzionario: per un americano, s'intende!



Ma un bel giorno Maurice Ravel, al quale si era rivolto ancora una volta vittima di un ingiustificato senso di inferiorità nei confronti dei suoi fratelli maggiori, gli rivolse la fatidica domanda:

"Perché vuole diventare un Ravel di seconda mano quando è già un Gershwin di prim'ordine?"

E voi, amici e colleghi Indie, volete diventare un'imitazione di qualcun altro o far vedere chi in realtà già siete?
Imparate da tutti, siate voi stessi, siate indipendenti.

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