sabato 25 maggio 2013

"Cane di Paglia", la mia recensione

Se si è troppo schizzinosi, è meglio lasciar stare Peckinpah, questo lo sanno anche i bambini. I suoi film sono truculenti e questo non è da meno. Non lasciatevi ingannare dalla datazione (1971): le scene non sono mai edulcorate, neanche quando lo sembrano, e la violenza è evidente e ben esposta. Il ribaltamento dei ruoli e delle convenzioni (l'innocente-colpevole, i colpevoli-giustizieri, la vittima-complice) fa altrettanta violenza sullo spettatore, che deve digerire tutta la sequenza alla "Mucchio Selvaggio" per due miseri minuti di finale consolatorio. Per fortuna che c'è! In tempo di femminicidio e di violenza sulle donne, questa pellicola potrebbe essere stata girata anche ieri.

Se parliamo poi di storia e di protagonista che cambia, beh, altro che Rocky Balboa...

vai al trailer (1971)

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