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venerdì 12 luglio 2013

Le mie risposte per Martina!

Ciao Martina, e buon lavoro! Potrei limitarmi a sottoscrivere il post di Carla, ma potrei passare per più pigro di quel che sono. Allora faccio qualche precisazione: andando oltre l'innato istinto di auto-considerazione di ogni autore, istinto per il quale tende a considerare pressoché massima la propria opera e incompetente chi non la comprende, bisogna dire che è difficilissimo essere presi in considerazione da un editore tradizionale. Non hanno tempo, hanno troppe opere di emergenti (Sellerio ne riceve circa tre al giorno, e risponde a tutti), non possono dedicare il tempo che dovrebbero a trovare chi lo meriterebbe. Cinque, dieci minuti a testa, l'incipit, o due capitoli a caso, o solo il finale, e a chi va va. Vogliamo poi andare a vedere chi e come fa questo lavoro? Non è semplice, non li invidio. L'ho scritto da poco in un post nel mio blog: il self-publishing è una specie di Terra Promessa, una Rivoluzione Copernicana, democratica e liberatoria. Ora sì che questi sconosciuti talenti possono far vedere quello che valgono: in 24 ore la loro opera diventa pubblica (con Amazon) in 107 paesi! E lo devono far vedere, come dice Carla: dipende -quasi- tutto da loro, com'è giusto che sia. Onori e oneri. Personalmente credo sia l'occasione della mia vita. Non avrei potuto farlo da solo, difficilmente sarei riuscito a pubblicare i quattro titoli che ho attualmente in catalogo se questo nuovo sistema non fosse stato inventato. Da americanista collaudato, mi fa ancora più piacere essere stato confortato nelle mie convinzioni: cioè che una cosa così, e così funzionante, potesse venire solo dalla Terra delle Opportunità, dove mentalità e azioni sono slegate da ogni zavorra. Il fatto di trovarmi, oltre che scrittore, anche editore, è una vera rivelazione, oltreché uno stimolo entusiasmante!

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