venerdì 16 agosto 2013

Pink Floyd: il Muro è sempre più alto

È difficile scegliere un brano da "The Wall", per vari motivi. La rock-opera per eccellenza è un blocco compatto di testi e musica, tanto che ascoltare una canzone o l'altra equivale a scegliere una sequenza o un capitolo a caso di un film o di un libro. Oltre ciò, il messaggio lanciato
dal dominus Roger Waters  più di trent'anni fa è straordinariamente attuale. La perdita dell'affetto, la solitudine, il grottesco paradosso dei mezzi di comunicazione che alienano anziché, nel comunicare, accorciare le distanze. E l'ossessiva presenza della televisione, nel film come nel disco, a ulteriore testimonianza, anticipando, almeno da noi, la grandefratellizzazione ormai imperante. Tutto questo in un solo disco che trae origine dai traumi infantili di Waters e conduce l'ascoltatore in un viaggio caduta-mutazione-rinascita del protagonista attraverso le sua paure, la necessaria crescita e la (ri)venuta al mondo. La storia di ognuno di noi, la fatica di vivere e di trovare la propria strada tra tante difficoltà per affermare se stessi e dire al mondo: "Eccomi, non chiedetemi altro". La capacità di anticipare il tema dei mass-media invadenti è stupefacente, come quella, conseguente, della vacuità del successo. Il tutto servito con formidabili, e memorabili, pezzi musicali che costituiscono il mezzo più che il fine del disco. Fantastico e superlativo, non c'è che dire.
Ho scelto un brano sicuramente non il più celebre dell'album, il momento in cui il protagonista, ceduto a tutte le sue paure, comprende la sua drammatica evoluzione e si riaffaccia alla vita.
Voto: capolavoro.

Comfortably Numb live

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