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sabato 21 giugno 2014



7 Ottobre 19437 Ottobre 1943 by Anna Maria Casavola
My rating: 5 of 5 stars

Si potrebbe dire che questa drammatica citazione è la sintesi e l'anima di questo libro.

In effetti questo libro esplicita due anime: quella rigorosa dell'esposizione storica e quella drammatica dell'emozione suscitata dai fatti narrati.

Immagino la difficoltà dell'autrice nel reperire, e consultare, la documentazione sopravvissuta a quei giorni disastrosi. Uno sforzo comunque premiato perché quanto rinvenuto le consente di mettere a disposizione del lettore elementi significativi per formarsi un'opinione autonoma.
A questo proposito devo dire che il quadro di confusione generale emerge con chiarezza, e il conseguente stato d'animo dei sottoposti, specie quelli dei ranghi più bassi, oltre a essere facilmente intuibile, è ben reso dalle testimonianze.
Tutto ciò porta a un argomento importante, cioè la difficile convivenza tra potere e coscienza, e la difficoltà di scegliere, specie quando diventa obbligo.
I vertici tendono a osservare, e far osservare, le leggi vigenti, specie nei sistemi totalizzanti come una dittatura, ancor più in una struttura militare in un sistema dittatoriale di per se militarizzato. È intuibile che questo non può che avere conseguenze che definire spaventose non è nulla; oltretutto considerando che quasi sempre i poteri così malvagiamente deviati finiscono per travolgere i loro stessi fautori.
Sono meno categorico dell'autrice nel classificare come eroici i comportamenti degli IMI, gli Internati Militari Italiani, cioè i militari italiani non schierati finiti nei lager tedeschi.
Questi disgraziati hanno dovuto affrontare la difficile scelta cui ho accennato in condizioni in cui era impossibile stabilire quale fosse il bene e quale no, esattamente come i loro omologhi schierati in parte avversa.
Solo la soluzione storica del conflitto ha determinato la classificazione delle loro scelte.
Credo che sia la coscienza in ogni caso che debba far scegliere le persone, indipendentemente da chi o cosa spinga ad agire in un modo o nell'altro: la coscienza di non fare del male a nessuno, prima di ogni legge o ideale.
Ecco, penso che a questo abbiano obbedito quei carabinieri che, rifiutando ordini precisi, non rientrarono in caserma, quindi non razziarono il ghetto, si dettero alla macchia assumendosene il rischio; alla coscienza, e non a ideali sfumati, traditi più volte dai loro portatori.
La coscienza, esattamente come ogni giorno dovremmo fare nella nostra vita per tentare di cambiare il mondo.


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