venerdì 20 novembre 2015

George Gershwin, se essere un genio non basta



Gershwin
by G. Vinay
My rating: 5 of 5 stars


Quando, più o meno a sedici anni, fui fulminato dall'"Americano a Parigi", nella mia insolente presunzione giovanile, credevo che George Gershwin
fosse solo un inspiegabile e anacronistico gusto musicale per il quale non trovavo condivisione.
Ovvio che non era così, e crescendo mi sono reso conto sempre più conto della straordinaria bravura di questo autore e non tanto per quanto spiegato dagli autorevolissimi autori di questo saggio: lo stupefacente era il riscontrare nelle critiche e nelle analisi quello che istintivamente percepivo da fruitore comune, ancorché appassionato, della sua musica.
È proprio questa la sua straordinarietà: il saper comunicare a tutti immediatamente il sentimento con cui vergava i pentagrammi.



Facile comprendere quel disagio del quale si sente parlare quando si va appena ad approfondire la sua biografia: il disagio di chi soffriva il complesso di inferiorità della cosiddetta musica colta, impegnata, cioè la musica classica più tradizionale. Questo aspetto è affrontato senza ombre nel primo capitolo del libro, e più volte richiamato nei successivi, con la citazione di gustosi aneddoti.
Quel complesso è il complesso di chiunque nella vita aspiri a esprimersi e debba farlo per forza confrontandosi con l'opinione comune corrente, figuriamoci se non sia quello anche del genio innovatore.
Nella seconda parte del volume, gli aspetti musicali più tecnici vengono affrontati e spiegati, a sufficienza per comprendere che il talento, e la straordinarietà di cui ho accennato, trovano la sua giustificazione e lasciano traccia di sé in molti modi.



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