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lunedì 15 febbraio 2016

Quello che non uccideQuello che non uccide by David Lagercrantz
My rating: 5 of 5 stars

Il prode Mikael Blomqvist attraversa forse la peggiore crisi della sua brillante carriera, comunque attraversata da alti e bassi. Millennium è di conseguenza in crisi commerciale e a malincuore Erika e Mikael hanno dovuto cedere quote a un potentato economico il quale ne risolleva il bilancio in cambio di un ritorno di immagine.
Nel frattempo,
qualcuno uccide Frans Balder, luminare della ricerca informatica, e tenta di uccidere suo figlio, August Balder. L'omicidio destabilizza delicati equilibri mondiali, perché sia il SAPO, il Servizio Segreto Svedese, che l'NSA, oltre naturalmente alla polizia, sono costretti a inseguire i colpevoli per diversi motivi. Le cose si complicano ancor di più quando si scopre che Lisbeth Salander ha un ruolo fondamentale in tutta la vicenda e, trattandosi di geni informatici, lei non poteva di certo mancare.

È di per se un compito improbabile quello di seguitare l'opera di un autore e, secondo me, del tutto impossibile; figuriamoci se si tratta di un successo conclamato come la trilogia di Millennium. Tutte considerazioni che David Lagercrantz, investito dell'ardito compito, non ha di certo ignorato.
Non ho creduto neanche per un secondo alla favola della traccia rinvenuta nel computer del compianto autore e, comunque sia, avrei dovuto leggerlo in svedese per distinguere il tratto di Stieg Larsson, una cosa impossibile per me. Quindi, scartata l'ipotesi di essere riusciti nell'impossibile, anche per mancanza della controprova, rimane il probabile, cioè il giudicare questo libro per una sua opera con personaggi a noi noti.

Allora diventa più facile dare un giudizio positivo, perché la storia scorre via bene e l'intrigo cresce pagina dopo pagina, tra gli impronunciabili (e incomprensibili) nomi delle vie svedesi. Mikael Blomqvist è l'antieroe che tutti vorremmo essere o, se non lo vorremmo, un prototipo molto ben riuscito anche nella versione clonata. Bello e suggestivo lo sfondo high tech dell'inquietudine sulle intelligenze artificiali e i ciclopici interessi economici sovraordinati.

Diverso il mio giudizio su Lisbeth, la vera protagonista della saga a mio modo di vedere, la quale è sì sempre animata da un feroce spirito giustizialista auspicabile e condivisibile almeno nella semplificazione della finzione, ma questa versione mi sembra un pochino più loquace di quella originale.


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