martedì 31 gennaio 2017

The Eichmann show, se la realtà supera l'intenzione

Un produttore televisivo inglese e un regista ebreo americano di provata esperienza sono incaricati delle riprese televisive del "processo del secolo" quello al nazista Adolf Eichmann. Entrambi "laici" alla questione dello stermino, sono all'inizio presi solo da questioni tecniche per non fallire quella che si presenta come una grandissima occasione professionale. Avranno un anno di tempo per ricredersi e cedere anche loro all'incredibile enormità di quanto successe.

Di Eichmann e della banalità del male è stato detto molto, forse tutto: un burocrate ligio al compito a tal punto da non cedere alla minima apparente emozione tanto quando era in servizio quanto durante il processo. È proverbiale l'impegno profuso fino alla fine, quando era chiaro che la Germania non ce l'avrebbe fatta.


Il film riesce a spostare l'attenzione dalle questioni personali della troupe a quelle ben più drammatiche della Soluzione Finale. Poco a poco, la piccola équipe cede a ciò a cui sta assistendo e, con il proprio cambiamento, diventa simbolo del mutamento dell'opinione pubblica mondiale e israeliana in particolare, dove neanche i sopravvissuti riuscivano a essere testimoni della tragedia vissuta in un mondo che voleva dimenticare e andare avanti, per paura di non essere creduti.
Lo "Spettacolo Eichmann" assume così contorni drammatici molto oltre le esigenze televisive degli autori, esondando nelle dimensioni reali dello sterminio. 

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