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martedì 31 gennaio 2017

Capitan Fantastic, il titolo è giusto

Si può vivere senza la cosiddetta civiltà? Non senza comodità, ma proprio rifiutando in toto tutto il sistema di vita occidentale e ripartendo dalla base dell'essenza umana: salute, concretezza, buoni sentimenti, attenzione solo a ciò che veramente conta per la vita e la crescita di una persona.


Viggo Mortensen ci prova con sua moglie e i suoi sei figli, e va a vivere in una foresta in Nord America, dove vivono cacciando, temprando il corpo e studiando i classici e i contemporanei. Tutto va più o meno bene, finché lei muore in ospedale dai suoi, al termine di una malattia.
Tutta la famiglia si mette in viaggio per andare al funerale con uno scuolabus da figli dei fiori. Lo scontro con la cosiddetta civiltà e i parenti ostili è inevitabile, ma non banale: infatti i "Naturalisti" oppongono il loro stile e le loro motivazioni non senza contraddizioni (hanno avuto bisogno dell'ospedale, per esempio, e hanno una riserva di denaro dalla quale attingono per beni di prima necessità), mentre i "cattivi" Consumisti hanno dalla loro il pragmatismo di chi ha la vita facilitata nell'aspetto pratico, anche se è schiavo di convenzioni sociali e di un pressante sistema economico. E sia nell'uno che nell'altro sistema, lo scontro generazionale è sempre in agguato.
Anche l'esito non è scontato, e lo spettatore può scegliere cosa è fuga tra la romantica (e di certo irreale) vita della foresta e, appunto, le scontate comodità del mondo che tutti siamo abituati ad apprezzare. Il finale strizza l'occhio a una delle due, è ovvio, ma il dubbio rimane.
Una bella pellicola, bei caratteristi e bei temi sollevati a stuzzicare la coscienza di ognuno e anche l'attributo principale di condottiero Fantastico dice molto.

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