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venerdì 17 gennaio 2014

A proposito di fatal flaw...



Ho appena ricevuto la recensione, o meglio il pensiero, del mio amico Stefano.
Come il tenero Giacomo, vi rimando all'ultima riga per le mie riflessioni.

Ciao Francesco.


Un paio di giorni fa ho finito di leggere il tuo libro.
Come sempre, devo dire, l'approccio ad un libro per lo meno per me è sempre un po' problematico.
L'adattarsi ad un nuovo genere, alle pause e alle accelerazioni di un nuovo scrittore in genere mi è difficile.
Anche questa volta con il tuo, "Doppio omicidio per il maresciallo Maggio" ho faticato un po' nella parte iniziale, ma via via la storia si è srotolata bene. 
I personaggi sono emersi, e credo tu sia riuscito ad andare oltre quella che è un'indagine nuda e cruda, caratterizzando senza eccedere le peculiarità
caratteriali del tuo personaggio: niente eroismi, mascolinità un po' sopita , ma freddo, riflessivo, che cerca di rimanere sganciato da tutti, anche dal proprio ambiente lavorativo. Sembra quasi più un investigatore privato, con un qualche collaboratore saltuario, piuttosto che una caserma di carabinieri, dalla quale sembra più voler fuggire che avvalersi.
Un maresciallo con  una mente deduttiva  che riesce a concatenare gli eventi,
 dai quali prende atto con distacco quasi che siano una logica equazione.
La storia è ben organizzata, per nulla scontata e sufficientemente elaborata tanto da non far trapelare sino alla fine il colpevole.
Complimenti Francesco mio è piaciuto. 
Un caro saluto 
 Stefano

Che dire? Mi ha beccato, e gliel'ho detto, in due o tre punti.
Scriversi significa mettersi a nudo, più vado avanti e più me ne rendo conto; esporre le proprie fragilità al giudizio degli altri e non solo inventare storie, omicidi e assassini.
Potrebbe sembrare una brutta cosa, ma non è così: mettersi a nudo senza timore significa accettare se stessi, i propri limiti, affrontare le proprie paure: quindi crescere.
Non è facoltativo, è necessario.
Ognuno di noi ha il suo fatal flow da sconfiggere ogni giorno e non è nascondendosi che lo si può superare, né si può ottenere il massimo senza rischiare a nostra volta di mettere in gioco tutti noi stessi.

Grazie Stefano, per la mattonella che hai lasciato nel mio pavimento!

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