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martedì 3 febbraio 2015

John Wick, un film senza vocazione

John Wick è un temutissimo sicario a riposo, tutto amore per la moglie in un fantastico nido. Ma la compagna muore per
un malattia terribile, lasciandolo angosciato e solo con il cagnolino, ultimo dono di lei. Così, quando il figlio scemo del suo ex-datore di lavoro, capocosca russo a Manhattan, gli ruba la sua bellissima Mustang uccidendo il cucciolo per crudeltà, la vendetta non si farà attendere.


Non ricordo l'ultima volta che ho visto un film così brutto: anche ma figlia di sei anni rideva quando non sbadigliava. Non è hard-boiled, non è thriller, non è black-comedy, forse è solo involontariamente comico. Se dovessi attribuirlo a una categoria, direi un improbabile Sparatutto post-Matrix, dove il protagonista uccide inebetiti avversari con la stessa facilità (oltretutto sulla carta temibilissimi membri della Mafia Russa) come il mitico Neo scazzottava capaci Uomini in Nero a centinaia.


E che dire della sequela di finali o di battute sciocche o inutili come "Uccidetelo!" dopo una sparatoria che dura da dieci minuti?
Una sola stella e non certo per la trama, fragile come una patatina (ma con molto meno sale), ma per le fantastiche carrellate notturne dall'alto su New York (troppo luminosa rispetto alla pretesa cupezza del film, un altro errore) e quella splendida Mustang, una macchina da sogno anche per me che di solito non subsco il fascino dei motori.


Keanu Reeves non mi hai mai impressionato e non perché non sia bravo. Diciamo che potrebbe esserlo di più, se solo scegliesse con maggior cura le parti e decidesse di rischiare qualcosa uscendo dalla sua comfort-zone di stella affermata.
Ecco perché ve lo propongo come mi sento io oggi: perplesso.


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