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sabato 14 marzo 2015

La mia verità sul self-publishing

È passato ben più di un anno da quando commentavo un articolo del Corriere della Sera sul mio blog. Non so se quel giornalista abbia rivisto le sue posizioni: non credo e, forse, nemmeno mi interessa. Non si può essere tutti d'accordo, ci mancherebbe. Secondo lui, gli autori auto-pubblicati sono una massa di narcisisti indisciplinati, incapaci di adattarsi al meccanismo di selezione imposto dall'editoria tradizionale (o, direi, imposto da una serie di personaggi che difende la propria posizione) che lui rappresenta e nella quale è ben compreso, oltretutto (gli stessi autori) colpevoli di mimetizzare quello di vero talento nel polverone della massa egoista.

La Zipporo Direct, nata per riunire i miei libri sotto un unico marchio

A rischio di ripetermi, voglio riprendere posizione ancora una volta. Hic manebimus optime. Tanto per cambiare, mi vengono in mente gli Inglesi che snobbavano i coloni americani sia come Inglesi, appunto, che come... Americani. Secondo loro, non erano né l'uno né l'altro, ma solo una massa di ignoranti e rozzi zappaterra incapaci di autodeterminarsi e colpevoli solo per aver immaginato di poterlo fare. Sappiamo tutti com'è finita.

Un paio di editori... tradizionali
Anche noi autori auto-pubblicati siamo cresciuti nel frattempo, non so se si possa dire altrettanto per molte Case editrici. Ciascuno di noi ha la sua cellula, una micro-struttura di collaboratori che suppliscono le carenze organizzative, dai revisori, ai correttori delle varie stesure, ai consulenti per l'editing, l'impaginazione e le copertina. Nessuno di noi si sogna di scrivere qualcosa e pubblicarlo in tre minuti. Abbiamo orgoglio professionale e vogliamo fare bella figura, mettendoci la faccia in prima persona. Se il libro non piace deve dipendere solo dal gusto del lettore, questa è la regola, e non da sbagli grossolani o confezioni sommarie. Ogni autore auto-pubblicato è in realtà una casa editrice appena nata: piccola, ma le cui potenzialità solo persone prive di paraocchi possono intuire. 

La neonata Zipporo Direct
Chi giudica la qualità di chi: la classifica e quindi gli incassi? Capi-redattori saldati alle loro posizioni da decenni, per convinzione o solo perché non sanno scorgere alternative? Oppure i lettori, che decretano la fine immediata di chi non riesce a proporre alcunché di valido. Diamo un'occhiata alla Top Ten di una settimana qualsiasi, sia generale che di categoria, e facciamo una cernita per vedere se la decantata qualità corrisponde alla tiratura.

Rita Carla Francesca Monticelli, #1 dei self in Italia.
La domanda frequente è: ma non ti sembra un ripiego facile questo dell'autopubblicazione? Una scorciatoia, un espediente, un sottrarsi al confronto. No, non mi sembra. Se incontrassi l'editore dei miei sogni, e gli sfuggissi temendo il suo giudizio, potrebbe essere così. Ma troppo spesso gli editori vogliono adattare il tuo libro alla loro linea perché ovviamente devono venderlo per forza, e troppo spesso lasciando ogni iniziativa per la promozione alla buona volontà dell'autore stesso, a meno che non ti chiami John Grisham. Non così nessuno di noi: se è giusto e ovvio che il lavoro debba essere riconosciuto e retribuito, non c'è nessuna necessità di incassare in termini aziendali.
Quindi faccio io la domanda agli autori pubblicati: ma non vi sentite un po' sviliti da questa atteggiamento della vostra casa editrice, per la quale spesso siete un costo più che una risorsa? Non vi sentite ripiegati su una scelta di comodo che vi libera da responsabilità nella promozione e nel confronto con il pubblico ma vi sottrae il controllo della vostra opera?

I libri che spero di vedere con il mio marchio
Senza la Rete questo non sarebbe stato possibile: e allora? Vogliamo selezionare i vantaggi e arginare la novità? E perché, anzi: a favore di chi? Se prima un autore doveva sgomitare tra centinaia o migliaia di altri per mostrare ciò di cui era capace, e sottoporsi al giudizio di persone capaci spesso solo di confrontarsi con il passato senza neanche essere letto, ora può, se ha coraggio, determinazione, umiltà, salire sulla sua cassa di legno e proporre il suo lavoro. Qualcuno dirà: non ho letto "talento". Non l'hai letto, perché ho iniziato la frase con "autore": se sei autore, vuol dire che fino a lì, hai più o meno tutto.

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