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sabato 18 giugno 2016

L'autoproduzione, ovvero il self-publishing 2.0

Il sole sorge sul self-publishing
Quando Nunzia D'Aquale mi ha invitato alla conferenza sul self-publishing che stava organizzando a Roma, non ho esitato un momento e non è stato solo per la sede prestigiosa del Fuis, né per lo sguardo profondo e persuasivo di Margherita Mela nella sua foto del profilo su Facebook, ma  per l'autentico e grande impegno di entrambe nell'organizzare un vero incontro di ricerca.

Sapevo del lavoro di Nunzia sui self e avevo capito subito che si trattava di un lavoro serio e competente, ed essere chiamato a testimoniare, oltre che un riconoscimento per quanto fatto finora, era un'occasione di confronto molto importante.
Per sua natura svolto in solitudine, ancor più perché pionieristico (con punte di spirito carbonaro), e perlopiù snobbato dai fratelli maggiori della cosiddetta editoria tradizionale, il self-publishing, o autoproduzione, come da un po' preferisco definirlo, non è in genere considerato a dovere, e la conseguenza immediata  è di poter poco esprimere la sua rispettabile opinione nel mondo della narrativa e dell'editoria in genere.
Poco male, ci sarà occasione, dico io: si raggiungono le pari opportunità non con una legge ma con l'impegno quotidiano. Il potere è una cosa che si prende, disse una volta Jock Ewing.
Francesco Zampa
Le due bravissime organizzatrici hanno presentato e circoscritto gli argomenti, facendo subito capire che non si trattava di un evento fine a se stesso. Con conduzione puntuale e domande mai banali, mostravano tutta l'attenzione necessaria posta e la stessa volontà di capire, non edulcorando affatto gli argomenti più scomodi. E l'argomento scomodo del self ha molte facce ma un solo nome: qualità. Come definirla, chi la definisce soprattutto, e quanti self possano affermare di averne una buona fetta in tasca. Argomenti dibattutissimi, sui quali ogni ospite ha detto la sua da diversi punti di vista: con la teoria, con l'esempio, con l'esperienza.
Il movimento è reale e, forse, è una pratica solo accademica andare a cercare tanti perché mentre Cartagine brucia. Personalmente, come ho già detto e ripetuto in passato, credo sia una straordinaria opportunità offerta dalla rete, una democrazia orizzontale con una possibilità per tutti da usare molto bene, perché il pubblico attende implacabile e non è disposto a perdonare nulla dopo aver tanto concesso.
Jol Oscar e un'attenta platea
Si è parlato di questioni accessorie come le recensioni false o artificiali, sia pro che contro; e della necessità di una struttura, anche micro ma qualificata, che sostenga e solidifichi lo sforzo creativo dell'autore. Io credo che qualsiasi recensione sia sempre freudiana, cioè che l'intento (mal)celato passi in ogni caso al lettore-acquirente interessato. 


Sono altresì convinto che il self 2.0 abbia necessità di un team che lo completi nell'editing prima, e poi, soprattutto, nella promozione e nella distribuzione. Ogni autore è una piccola casa editrice e come imprenditore ha la possibilità, grazie alla rete, di procurarsi i mezzi della produzione dove essi si trovino, al minor costo possibile, rimanendo centrale l'idea della sua attività.
Come in passato ho citato artisti del calibro di John Ford e George Gershwin come indie ante-litteram, è sempre a quel modello di ispirazione che ritorno: autori snobbati dagli intellettuali contemporanei ma che sapevano parlare al cuore del pubblico senza intermediari, spesso rompendo molte consuetudini.
Riccardo Bruni
Michel Franzoso
Scrivere per parlare al cuore, come ha sostenuto ieri Michel Franzoso in estrema sintesi, e non per costruire belle frasi ad effetto. Tra parentesi, bella l'idea della vetrina di qualità, che ho a lungo accarezzato. Questo è ciò che percepisce il pubblico. Con genere ed esperienze diversi, su questo erano tutti d'accordo e il concetto è stato ribadito da Jol Oscar. Molto spontaneo, ma non per questo meno l'utile, l'intervento di Fabio Brusa e Andrea Micalone, entrambi sulla necessita di dominare il talento e la spontaneità per presentare un prodotto al grande pubblico.
Anche Riccardo Bruni, campione del self e non solo, è stato molto chiaro sul concetto del dovere della qualità e della necessità di rivolgersi a persone competenti e spietate. 
Tutti d'accordo, insomma: ma lasciatemi il vezzo di consegnare lo scettro ideale della competenza e della stringatezza, essenza del pragmatismo anglosassone a cui si ispira, il fondo, tutta l'ideologia self, spetta a Francesco Muratori. E glielo do volentieri, perché i concetti lineari ed efficaci espressi gli sono serviti per pubblicare un ricettario di succhi vegetali per una certa centrifuga che non aveva istruzioni in italiano.
Una funzionalità esemplare e poco intuita del self-publishing, quasi un servizio pubblico.

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