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lunedì 27 febbraio 2017

Manchester by the sea, la promessa mancata


Un manutentore tuttofare (Casey Affleck), accampato lontano da casa in una terra freddissima in clima e sentimenti perché schiacciato da una tragedia inenarrabile, è costretto a tornare per occuparsi del nipote sedicenne,
rimasto solo in seguito alla prematura scomparsa del padre. Le pesanti situazioni personali di ciascuno confliggeranno fino a trovare la loro naturale evoluzione.
Senza nulla togliere alla statuetta che l'Academy ha appena assegnato a Casey Affleck (anche se forse per un'interpretazione tutto sommato ordinaria), Manchester by the sea tradisce le aspettative che mi ero fatto. Mi attendevo un bel dramma senza pausa, una storia capace di andare a frugare nella realtà meno celebrata e più autentica della provincia americana, e di metterne in evidenza le sofferenze quotidiane lasciando quella punta di amaro in bocca per la disillusione dal sogno americano: una versione a stelle e strisce di un certo filone britannico degli anni novanta come. per esempio, My name is Joe.
Invece no. La pellicola di Kenneth Lonergan nasce sotto la cattiva stella della tragedia familiare e prosegue alternando commedia a dramma senza alla fine convincere su quale sia la sua più autentica intenzione. I personaggi stessi riflettono e risentono di questa tendenza, accennando al loro sofferente stato (il nipote del protagonista in maniera particolare) senza compiere il cambiamento definitivo, quello che dovrebbe avvenire nell'affrontare ciascuno le proprie turbe.
Una storia comunque commovente e godibile, incentrata su una versione delle tante disgrazie ipotizzabili che la vita può riservare a ciascuno di noi, forse appena più lunga del necessario con una tecnica, quella del flashback, sempre suggestiva nel farci scoprire a poco a poco (quasi) tutti i perché dei personaggi.

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