domenica 4 febbraio 2018

Minority report, una pellicola e una storia sontuose

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Una volta, alla radio, sentii un critico cinematografico, o presunto tale, affermare "ogni volta che esce un film di Spielberg mi viene da vomitare". Credo fosse stato in occasione della prima di "Jurassic Park". Ammesso che sia possibile per qualcuno giudicare l'opera di altri con un'affermazione così lapidaria, ammesso anche che questo qualcuno sia il migliore, il più preparato e il più obbiettivo critico esistente, e che quindi già di per sé questo sprezzante giudizio non celi ben altre motivazioni, quali per esempio gusti personali o anche comune invidia, voglio prenderla lo stesso a esempio perché non ho mai compreso, né tantomeno condiviso, alcuna delle pesanti sottrazioni a quello che certo, oltretutto, è uno dei più grandi registi di tutti i tempi, e direi anche uno dei protagonisti assoluti nella storia della settima arte.
Lui arriva sul set e, prima di girare, ha già detto chi, dove, cosa e come: per cui la sequenza è subito pronta. Cosa aspettarsi da uno che fin da ragazzo mangiava pane e cinema e aveva amici, allora sconosciuti, che si chiamano Martin Scorsese e George Lucas?
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Taccio, perché non è il principale motivo e non è di per di sé sinonimo di altro, che i suoi film hanno incassato oltre un miliardo di dollari facendone il protagonista più commerciale nella storia di questa che è anche un'industria, non dimetnichiamolo.
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Ne avevo già parlato, ma non mi dispiace tornarci. Steven Spielberg sa sollecitare sul grande schermo sentimenti comuni, sa far commuvere, divertire e rattristare con una storia, una sequenza, un'inquadratura. E se non è grande cinema questo! È tutto semplice e scontato? Affatto, è lui a far sì che le cose sembrino tali. Come un grande direttore d'orchestra sa dirigere ogni cosa appaia sul set, con una maestria tale da rendere immediatamente l'effetto voluto. È perché ha mezzi tecnici illimitati? No, o non solo, almeno: credo anzi sia più difficile mostrare grandi mezzi tecnici senza che questi sopravanzino la storia, e a me sembra proprio che non lo facciano mai.

Del resto, quanti aneddoti abbiamo sentito su memorabili sequenze arrangiate all'ultimo momento grazie all'istinto? Di lui si dice che sia andato sul set senza storyboard, senza sceneggiatura, senza... l'attore principale (durante le riprese si ruppe lo squalo meccanico e ne sostituirono la presenza con quattro boe gialle trascinate da un mezzo invisibile)! Cos'altro bisogna chiedere al genio?

Dopo questo lungo preambolo, è difficile aspettarsi una recensione negativa per Minority Report, il fanta-thriller adrenalinico basato sul racconto di Philip K. Dick, dal quale comunque si discosta in maniera importante. Infatti non lo sarà, ma non certo per piaggeria (ebbene sì, ha fatto anche qualcosa che non mi è piaciuto, e questo non toglie una virgola a quanto detto sopra). Ho scelto questa pellicola per sottolineare quanto appena affermato. 
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L'ispettore Danny Witwer è il capo della Precrime, un'agenzia para-governativa in grado di individuare gli autori dei reati prima che essi si verifichino. Tutto è possible grazie a tre ipersensibili cognitive, dette pre-cog, in grado di percepire gli avvenimenti e di registrarli grazie a una sofistica tecnologia, anche se non non in maniera sempre perfettamente definita, con le stesse sfumature di un sogno o di un incubo. Il problema nasce quando il prossimo omicidio sarà commesso proprio da Danny, e la vittima sarà per lui un perfetto sconosciuto...
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Non voglio aggiungere altri particolari per non togliere emozione ai potenziali spettatori ma non è una semplice storia di fantascienza. La pellicola uscì nel 2002, l'anno dopo l'Undici Settembre. Spielberg ha sempre manifestato apertamente il suo patriottismo e la sua sensibilità particolare dell'essere ebreo. Dai capelli impolverati del fuggitivo Tom Cruise, lo si intuisce particolarmente sofferente nel raccontare un mondo dove l'Autorità è costretta ad arrestare persone per crimini non ancora commessi, fino a dubitare del potente strumento di cui dispongono.
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Una grande opera corale di mezzi tecnici, ottimo cast, regia di altà qualità al servizio di una storia potente e inquietante, e non priva di sollecitazioni più profonde, alla faccia dei detrattori: se non è cinema questo!

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