domenica 4 marzo 2018

Come si fa un giallo, la bella visita alla II E della Scuola Media Cocchi



Che bello tornare sui banchi di scuola. Non è vero, lo so, ma per un giorno solo, sì.
Colgo al volo l'invito della gentile professoressa Dorella della II E della Scuola Media Giuseppe Cocchi. "Faremo il giallo", mi dice, "e saremmo contenti se
lei potesse venire a dirci qualcosa."

Ci mancherebbe, sono contento anch'io, e non solo perché ho frequentato, qualche anno fa, proprio qui la II E. Quale migliore occasione per un autore, parlare del suo lavoro a chi, interessato, glielo chiede?
E allora eccomi qua. All'inizio penso di portare qualche spunto tra quelli già affrontati in vari altri eventi. Però poi, man mano che la data si avvicina, rifletto. I ragazzi sono studenti e staranno lì ad ascoltarmi quasi come se fossi un professore. Devo stare attento, misurare le parole, fare attenzione a ogni particolare.
E così, come un degno protagonista, sento l'impegno e cambio. Non voglio in nessun modo sottovalutarlo, sintetizzo la mia esperienza in alcune diapositive di certo incomplete ma con le quali riesco a toccare gran parte delle mie motivazioni.
Voglio che i ragazzi sappiano che ho preso l'impegno con la massima serietà e, con tutte le cautele necessarie per la loro giovane età, mi rivolgo a loro come fossero tutti giovani scrittori in erba. In effetti, un po' lo sono: hanno già iniziato a scrivere la storia della loro vita.
Più di quaranta occhi non mi mollano un secondo, e poi mi fanno certe domande che potrebbero anche mettermi in difficoltà. Chi è il Maresciallo Maggio? Perché si chiama così? Intreccio o fabula? E l'ambientazione? Come si costruisce il personaggio? Roba tosta.
Come uno che ha studiato abbastanza, riesco a rispondere sempre.
Avrò preso la sufficienza? Bisogna chiederlo a loro, ma spero di sì.
Alla fine sono quasi due ore tra presentazione e dibattito, e mi faccio una bella sudata come e più che alle presentazioni.
Brava la professoressa a coinvolgerli e bravi i ragazzi a seguire un argomento e un metodo nuovi.
Auguro a tutti di trovare presto il loro unico modo di esprimersi, ed è già ora di andarsene.
Grazie ancora per la bella opportunità.
Che bello, dicevo, e, stavolta, tolgo tutte le riserve!

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