mercoledì 15 agosto 2018

I tre Adolf di Osamu Tezuka, mia recensione

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Cos'hanno in comune Adolf Hitler, Adolf Kaufmann e Adolf Kamil? Nulla, a parte il nome, si direbbe. Molto, invece, bisogna dire dopo aver letto la storia di Osamu Tezuka. L'opera, di oltre milleduecento pagine in cinque volumi, non è la più corposa di questo prolifico autore, che ha prodotto altri manga enciclopedici come Buddha (quattrodici volumi), né lo è in ottica giapponese, dove non solo le storie a fumetti ma le sequenze stesse sono in genere dilatate secondo una sensibilità tipicamente orientale e durano abitualmente oltre i nostri concreti canoni occidentali.
Non ci sono comunque passaggi superflui perché
ogni vignetta è necessaria ed essenziale, per cui la narrazione è fluida e continua nonostante l'intreccio corposo e una vicenda che si snoda in diversi anni.

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Nel 1936 la Germania vede la sanguinosa ascesa di Hitler e la progressiva feroce persecuzione degli ebrei fino allo sterminio. Il Giappone alleato vive con distacco le questioni europeee, impegnato nella politica nazionalista e suprematista analoga ma locale nei confronti della Manciuria, sull'invasione della quale la propaganda ha ucciso qualsiasi dibattito, e per il dominio del Pacifico, che sarà la vera causa di conflitto con gli Stati Uniti.

Adolf Kaufmann è il figlio di un notabile tedesco dell'ambasciata e di una giapponese, ed è amico di Adolf Kamil, un ebreo giapponese figlio di ebrei tedeschi trapiantati a Kobe, dove gestiscono una panetteria. I due ragazzi sono stretti da affetto sincero ma la decisione del padre del primo di arruolarlo nella Hitler Jugend per ribadirne in modo definitivo l'arianità costituirà un distacco decisivo, nonostante i fortissimi dubbi del giovane sulla giustezza dei propositi della madre patria nei confronti dei Giudei.

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Ciò che porterà a un conflitto irreversibile tutti i personaggi è la comparsa del certificato di nascita di Adolf Hitler, dal quale si evincono senza ombra di dubbio le sue ascendenze ebraiche. Il dittatore è dipinto senza moralismi nella sua discesa nell'inferno della follia distruttiva. I disegni, a tratti grotteschi, con espressioni forzate e travisate, non tolgono ma aggiungono drammaticità al dramma dei protagonisti, ciascuno dei quali sarà segnato ineluttabilmente dalla tragedia immane della seconda guerra mondiale, compreso il giornalista la cui vicenda personale fa da filo conduttore.

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Un'opera immane su uno sfondo storico assolutamente preciso e non privo di particolari e aneddoti storici meno conosciuti; una testimonianza contro la guerra, la violenza e l'ideologia a pari livello di Maus di Art Spiegalman.


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