mercoledì 15 agosto 2018

La scomparsa di Patò, mia recensione

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L'irreprensibile ragionier Patò, funzionario della Banca di Trinacria, presta il suo impegno nell'interpretazione di Giuda nell'annuale messa in scena del Mortorio durante la festa pasquale del paese. Senonché, al termine della sceneggiata provata e ripetuta centinaia di volte, Patò-Giuda cade nella botola come sempre ma sparisce letteralmente, perché nessuno
lo vede più e nessuno ne sa più nulla.
Diverse parti sono interessate a ritrovarlo per i motivi più disparati, e anche i Carabinieri e la Polizia dell'epoca sotterrano l'ascia e si alleano per venire a capo del mistero irrisolvibile.
Però casa nasconde ma non ruba, vari indizi affiorano uno dopo l'altro come le punte della roccia di un lago che va prosciugandosi, così mostrando la pietra solida dell'unica versione possibile.

Una altro racconto geniale di questo incredibile autore che addirittura duplica se stesso. Andrea Camilleri, filologo scrupoloso di fine 800 di manzoniana memoria, trova e riordina una serie di documenti originali dai quali ricostruisce scena e retroscena, concedendo altre importanti omonimie, se non camei, oltre che a se stesso, a personaggi del calibro di Leoluca Gabarella, Fernando Provenzano e Filippo Mancuso.
Degno il finale, intuibile ma lo stesso sorpendente, intriso come al solito nella sicilianità, o italianità, dei modi e dei linguaggi, che piega al suo volere anche il solido pragmatismo delle autorità.

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