venerdì 21 luglio 2023

IL NAZISTA & IL BARBIERE di Edgar Hilsenrath, mia recensione


Max Schulz, disgraziato, occhi di rospo, naso a becco, brutto, di padre ignoto. E poi c'è Itzig Finkelstein, alto, biondo, occhi azzurri.

Il primo è tedesco e ariano, il secondo è ebreo; entrambi, indubitabilmente, da generazioni.
Sono amici d'infanzia nella Germania di Versailles, di Weimar, del Putsch di Berlino, della Notte dei Cristalli, e poi l'amicizia finisce, tragedia nella tragedie della Seconda Guerra Mondiale.
Entrambi muoiono, ed entrambi sopravvivono: gli ebrei, direbbero gli antisemiti russi, quelli se la cavano sempre.
No, non mi sono confuso, è proprio così, e non è la trama di un horror. Oltre la geniale idea di partenza, è la storia della casualità della vita, delle scelte, anche quando pensiamo di averlo fatto in piena autonomia.
E l'umorismo nero del nazista che si ricicla ebreo e passeggia per la Foresta dei Sei milioni a Gerusalemme, è l'ennesima testimonianza di chi ha sofferto per quei fatti terribili con biblica rassegnazione, ne ha ricavato un canale diretto di comunicazione con Dio, con le cose della vita, accettando e andando sempre avanti.
Un linguaggio pacato e naturalmente ironico dove si direbbe che nessuno possa scherzare, eppure sempre totalmente rispettoso della Catastrofe che fu, personale e collettiva ma, prima ancora, dell'identità di questo popolo errante.
La Shoah è stata qualcosa di indescrivibile ma identificare gli Ebrei con questa è un errore. Sono invece i libri come questo di Edgar Hilsenrath, attinti nelle tradizioni yiddish dell'Europa Centrale, nelle circoncisioni, nei rabbini, nello shabbat, nella saggezza infinita e in tutte quelle convinzioni indistruttibili che sopravvivono da quasi seimila anni, nonostante ogni antisemitismo, antigiudaismo e antisionismo, che ne spiegano i caratteri più controversi, contraddittori, caratteristici e salienti, come un DNA invisibile.

IL NAZISTA & IL BARBIERE
Marcos y Marcos, 367 pp., 22,00 €

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