venerdì 30 marzo 2018

Il castello in rovina

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Volentieri ospito Davide per la seconda volta. Lasciato, si spera per il momento, i toni cupi della catastrofe, esplora con la stessa sagacia anche i meandri dei sentimenti.



UN FIORE SEMPRE FRESCO


Dove mi trovo?
AH!
Sono in cima a un castello di pietra, su una collina da cui inizia a colare fango verso valle come un fiume in piena. Trema tutto, dalle fondamenta profonde nella terra, ai rosoni che circondano questa strana struttura dal colore tenue, fino alle alte torri di guardia, dove l’armatura di soldati immobili scintilla. Fatico a reggermi in piedi mentre loro scrutano l’orizzonte, sebbene ci sia ben poco da guardare, niente tramonti o albe, che tanti cuori muovono.
Il castello comincia a scivolare senza frantumarsi in milioni di pezzetti, verso una immensa voragine che si è aperta ai piedi di questa collina. La terra sotto si è fermata.
Mi guardo attorno, da dietro i merli, e le guardie sono sparite. Lo sapevo, maledette: nessuno sano porta armature di metallo con questo caldo!
Il castello scivola, scivola, scivola inesorabile.
Risuona in testa “Drin drin bring the peace in my soul”, o qualcosa del genere. Le mie palpebre pesano troppo, ma so che il telefono è sul comodino. Allungo il braccio, spengo la lira che soavemente mi ha salvato da una orribile morte in una strana buca nel terreno.
Sono molto felice e non perché mi sono salvato. Oggi è IL giorno. Dopo tanto fidanzamento, sette anni fa, mi sono sposato con una donna che amo moltissimo, che dorme proprio qui a fianc... Non c’è!
Sembrerà strano, ma giuro che ieri sera ci siamo lasciati per dormire. Lei ha chiuso i suoi occhioni marroni tra i suoi lunghi capelli scuri, proprio davanti a me, con le sottili labbra inarcate verso l'alto. Sono rimasto a guardarla. Con lievi sospiri, lentamente gonfiava e rilassava il suo petto, almeno fino a quando sono crollato anch’io.
Sarà uscita. Sbadiglio, ho prurito dappertutto ma tanto vale alzarsi, ormai. Tolgo il pigiama. Lavata, maglietta, pantaloni, scarpe. Lascio la camera e vado in cucina.
C’è un bigliettino tutto rovinato:
Sono dovuta andare al lavoro, mi dispiace tantissimo! Stasera sarà la nostra serata! Ti amo :*
Si fa ancora desiderare la bella. Ne approfitterò per pensare a qualcosa di speciale.
Esco. Il sole scotta come nel mio sogno. La macchina non vuole partire per chissà quale motivo, nonostante la mia notevole insistenza e le mie maledizioni verso chi l'ha costruita e/o progettata. È vecchia ma, alla fine, va in moto. Trovo parcheggio vicino al fioraio. Ad ogni serata romantica che si rispetti, una rosa non può mancare. È la firma d'amore. Scendo dall’auto. Con passo spedito vado dritto alla mia meta, fino a quando non mi accorgo di essere osservato.
Il nostro è un piccolo paese. È normale che tutti si conoscano almeno di vista. Dai sessant’anni circa sei in grado di redigere una biografia più o meno completa di quasi ogni abitante. Non è normale, però, che a volte la gente mi guardi in modo strano. I loro occhi si fanno cupi, altri addirittura evitano il mio sguardo. Sembra che vogliano dirmi qualcosa e, occasionalmente, sono io a insistere. A quel punto rimangono di sasso e ripiegano su qualche argomento di scorta, di quelli che tiri fuori col parente che vedi una volta ogni due anni. Ma non ho tempo da perdere.
Un attimo prima di entrare, controllo il telefono. C’è un messaggio vocale. Da brava persona succube nella tecnologia di questi anni, mi blocco perfettamente all’entrata per ascoltarlo. Amore, ricordati che ti amo! Quando si cresce, diventa sempre più difficile sentirsi felici, ma ci sono alcune piccole cose che hanno il potere di rimandarti a quando eri bambino, a quando ti bastava un bacio della mamma per stare in pace con te stesso e col mondo. Ora non c’è la mamma, c’è lei.
Oggi è un giorno speciale! Le prenderò uno di quei fiori che adora, colti direttamente dalla terra, bianchi, alti e che sembrano sempre freschi grazie a non so quale principio biochimico!
Torno alla macchina. Sono così impaziente di vederla sorridere che mi metto a correre. Apro la portiera, salgo e... la vedo! È a qualche decina di metri, svoltato l’angolo! Che ci fa qui? Il cuore batte. Le corro dietro e di nuovo la vedo. Ma è solo per un secondo, perché svolta di nuovo. Corro più forte. Il respiro diviene affannoso, da circa un anno non faccio attività sportiva. Sudo. Continuo a vederla sparire a ogni vicoletto. Corro, corro, corro. Voglio vederla, abbracciarla e dirle che l’amo.
Sono esausto, mi stai facendo qualche strano scherzo. Non ti darò corda!
Mi siedo su una panchina lì vicino. Senza rendermi conto, sono arrivato a una terrazzina che si affaccia su tutta la valle ai piedi di questo nostro paese di montagna. Il vento mi avvolge. Sento la sua voce e lo scorrere dei fiumi. Il sole si è fatto tiepido e si sta nascondendo dietro l’orizzonte. Inspiro ed espiro. Di nuovo. È bello qua.
La terrazzina si affaccia su uno strapiombo di una decina di metri. In fondo ci sono per lo più pietre. Una volta non c’erano molte protezioni e questo è il motivo per cui legati a un lampione, c’è un mazzo di fiori bianchi, lunghi e sempre freschi.
Dicono che fosse una gran brava e bella ragazza, e che nessuno sappia perché l’abbia fatto.
Riprendo il telefono dalla tasca, lo sblocco e riguardo il suo messaggio: è di un anno fa.
Amore, ricordati che ti amo.
Nessuno sa perché l'abbia fatto. Neppure io.



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